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Ultimo aggiornamento : 01/09/2009

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Dizionario biografico online degli autori di teatro

 

Francesco Mastriani

(di Cristiana Anna Addesso)

   

Introduzione

  1. Francesco Mastriani autore e critico teatrale

Praticamente inesplorata risulta la prolifica vena teatrale di Francesco Mastriani (Napoli, 1819-91), noto appendicista e romanziere popolare nonché giornalista. Seguendo il filo d'Arianna dei ricordi di suo figlio Filippo, percorrendo parallelamente il labirinto delle sue innumerevoli collaborazioni giornalistiche e indagando nei materiali documentari delle biblioteche e degli archivi napoletani, è possibile ricostruire questo aspetto poco noto di Mastriani, che fu dunque anche autore di testi teatrali, riduttore, caustico critico e recensore.

Passando in rassegna i numerosi articoli giornalistici che Mastriani disseminò sulle colonne dei periodici letterarî di cui fu collaboratore, da «Gli Animosi» (1837) a «La Domenica» (1866-67), lungo un arco cronologico dunque abbastanza ampio e tale da abbracciare diverse fasi e numerosi protagonisti della realtà teatrale ottocentesca, emergono - oltre a novelle, articoli di costume ed editoriali d’apertura - numerosi pezzi su molteplici aspetti della spettacolarità teatrale ed una vera e propria messe di recensioni che restituiscono la competenza e la tendenza “onnivora” di Mastriani-spettatore e critico teatrale.

Il teatro per Mastriani «può dirsi il mezzo più immediato di trasfondere nel popolo principi di civiltà e di morale», consente «di vincere piacevolmente il tempo, coltivando lo spirito, e nutrendo il cuore di be’ sentimenti». A fronte di una società incapace di fornire «esempi quotidiani di generose virtù», assegna al teatro il compito di colpire la fantasia ed il cuore del popolo «con l’esposizione di fatti storici o ideali» e persuaderlo «ad abbracciare e imitare quelle nobili e magnanime azioni». Autori, attori, impresari, critici e pubblico concorrono tutti al funzionamento dell'ideale meccanismo teatrale.

Nei suoi articoli Mastriani non lesina parole sui più grandi interpreti del momento (Tommaso Salvini, Ernesto Rossi, Fanny Sadoswky, Adelaide Tessero ecc.) e sui mutamenti dell'arte attoriale; contrappone pagine oleografiche a dure requisitorie nel descrivere i 'piccoli teatri' napoletani (dal celebre teatrino di Donna Peppa nella zona della Marina al Teatro al Largo delle Pigne al Teatro Sebeto); si intrattiene su aspetti pratici dell'intrattenimento teatrale (scelte degli impresari, ora di avvio degli spettacoli, estrazione sociale del pubblico); non manca di porre attenzione anche alla danza (e al crescente divismo delle etoiles), al bel canto e al panorama musicale, delineando la drammatica parabola discendente palpabile nella seconda metà dell'Ottocento.

 

L'esordio di Mastriani quale autore teatrale risale all'agosto 1840 con il dramma Vito Bergamaschi, in quattro parti, portato in scena con successo al Teatro Fiorentini di Napoli dalla Compagnia Monti-Alberti. Il testo - scritto assieme a Francesco Rubino -, intriso di pathos romantico, vede protagonista un pittore maledetto, macchiatosi dell'assassinio di un suo rivale e dilaniato tra il desiderio di gloria imperitura e l'amore per la figlia adottiva Gigia, sentimenti entrambi irrimediabilmente destinati allo scacco finale. Al gennaio 1841 risale la commedia Biancolelli, incentrata sul celebre interprete della maschera di Arlecchino nella 'Troupe Italienne' alla corte parigina del XVII secolo; nel luglio 1845 il periodico «Il Sibilo», cui Mastriani collaborava intensamente con novelle ed articoli di costume, ospita il dramma storico L'Olimpiade, basato sulla storia del leggendario amore di G.B. Pergolesi per una sua allieva e sul contemporaneo fiasco dell'opera eponima. L'anno successivo, nel gennaio 1846, al Teatro Fiorentini va in scena la farsetta Il non plus ultra, mentre in luglio Mastriani raccoglie un nuovo trionfo con Le assicurazioni sulla vita umana, commedia di costume interpretata da Adamo Alberti e basata sulle tragi-comiche traversie di un giovane marito impegnato a togliersi la vita al fine di consentire alla moglie la riscossione del premio assicurativo. Risale, invece, agli anni Cinquanta il vaudeville Un marito di tela, attualmente allo stato manoscritto e andato in scena nel 1853 su vari palcoscenici napoletani. Il periodo unitario vede Mastriani assente dalle scene teatrali in qualità di autore, frattanto impegnato nella scrittura dei numerosi romanzi d'appendice (e nella riduzione di alcuni di essi) e di articoli giornalistici. Sarà nuovamente il Teatro Fiorentini ad ospitarlo nel 1866 con L'anatema sociale, commedia in quattro atti di sapore risorgimentale, le cui "tirate mazziniane" non piacquero al pubblico né alla critica. Il protagonista Alberto Corigliani, giovane patriota, ed i personaggi di estrazione nobiliare che gli ruotano intorno discutono su costumi sorpassati, quali il 'duello' d'onore, sul tramonto delle differenze di rango sociale e della nobilità di sangue, sul coraggio quale strumento di riabilitazione sociale.  Restano da segnalare, infine, alcuni lavoretti teatrali - indicati da Filippo Mastriani e recuperabili in tutto o in parte in sede archivistico-bibliotecaria - compilati per serate di teatro accademico in famiglia: si tratta di Un marito che non se ne incarica, Un'ora di separazione e Vedi Napoli e poi mori.

Non mancano, nella prolifica produzione teatrale mastrianesca, alcune riduzioni tratte da romanzi d'appendice di largo successo. Fu Mastriani stesso a realizzare, infatti, nel 1877 l'adattamento teatrale, in versi, del romanzo storico Nerone in Napoli, portato in scena al Teatro Rossini di Napoli quale dramma storico in cinque atti (Napoli, De Angelis, 1877). Dal testo narrativo, incentrato sulla figura del 'demoniaco' imperatore Nerone, colto nei suoi soggiorni napoletani, Mastriani recupera per le scene la storia del triangolo amoroso tra la dama pagana Licinia, il centuriore Valerio e la schiava cristiana Candida, vertici di una evidente contrapposizione tra il mondo dei valori evangelici e le efferatezze del periodo storico pagano e neroniano in particolare su cui albeggiava però la rapida diffusione del messaggio di Cristo. All'anno successivo (1878) risale infine la pubblicazione della riduzione teatrale di un episodio de I vermi dal titolo Valentina. Dramma in un prologo e quattro atti (Napoli, De Angelis, 1878).  Mastriani sceglie per le scene la drammatica storia della prostituta Lucia (Valentina), moralmente inaridita ma perdutamente innamorata del Conte Adolfo, già maritato con la nobile Gabriella. Il testo, basato sul tradizionale modulo narrativo e teatrale dell'agnizione, utilizzato da Mastriani per il colpo di scena dell'incontro tra Lucia/Valentina e sua madre, veicola il rispetto del valore della famiglia e il messaggio evangelico del perdono per la prostituzione figlia della miseria.

Accanto alla segnalazione di alcune riduzioni menzionate nel datato studio di Gina Algranati (La comare di Borgo Loreto, 1855; Il Conte di Castelmoresco, 1856), va indicato il gradevole caso di Una postilla testamentaria, tratto dalla novella Ludovica, e andato in scena nel settembre-ottobre 1858 nel teatro accademico del Barone Proto-Cecconi. La commediola vedeva agire anche lo stesso Mastriani tra gli interpreti.

  1. Il teatro 'alla Mastriani'

La missione moralizzatrice assegnata da Mastriani alle produzioni teatrali, agli autori e alle Compagnie costituì una valida premessa affinché la sua fluviale produzione narrativa, vera e propria “enciclopedia popolare”, costituisse, nel suo progressivo formarsi e crescere, per varî autori teatrali napoletani un inesauribile serbatoio di intrecci, personaggi ed esempi di vizî e virtù da impartire al popolo borghese e medio-basso in un perfetto utile dulci.

Fu naturalmente La cieca di Sorrento (1851-52), tra i primi romanzi d'appendice e di larghissimo successo apparsi su «L'Omnibus» di Vincenzo Torelli, ad essere subito ridotto per le scene teatrali. Autore ne fu Luigi De Lise, un tempo poeta romantico, riduttore di Sue e di Dumas e a sua volta autore della popolare trilogia di Iacopo lo scortichino e di Gabriele il lampionaro di Porto (o Rosa la pazza).

La cieca di Sorrento. Dramma diviso in un prologo e due parti in sei quadri andò in scena al Teatro Fenice nel gennaio-febbraio 1852 con la Compagnia Zampa, per essere poi edito nel 1856. Il riduttore si mostra abbastanza autonomo e per niente intimorito di fronte all’impegnativo modello narrativo, già denso di numerose scene-madre e caratterizzato dall'innata tragicità dei suoi protagonisti. De Lise, che pure non sfrutta il pathos già insito in passaggi significativi del romanzo né tratteggia con pari potenza drammatica il profilo dei personaggi, si confronta con la dialettica di base “agnizione-digressione” della scrittura mastrianesca; semplifica drasticamente il complicato intreccio di Mastriani, sistemandolo nel più ordinato schema prologo-quadri; anticipa cronologicamente di circa dieci anni lo svolgimento della vicenda, soprattutto ne muta il finale e vi inserisce nuovi personaggi. Il protagonista Gaetano, per il cui spessore Mastriani si ispira esplicitamente a personaggi tradizionali della letteratura romantica (primi fra tutti il gobbo campanaro Quasimodo e Triboulet-Rigoletto), angosciato dalla deformità del proprio aspetto e soprattutto straziato moralmente dalla macchia morale inflittagli dal padre omicida, invano compensata nel suo animo dalla brillante e filantropica carriera di medico, risulta scialbo ed appesantito talvolta da eccessivi slanci romanticheggianti nella riduzione delisiana. Reale protagonista maschile del testo di De Lise è, infatti, Gianni, marinaio sorrentino con un passato da galeotto non ben definito, che non meraviglia, d’altra parte, sapere interpretato in scena proprio dal mattatore Tommaso Zampa. Maggiormente consonanti con le finalità assegnate da Mastriani alla narrativa ed al teatro sono, pertanto, i messaggi di carità e pietà cristiana che De Lise incarna di preferenza nei popolani napoletani, tutti dialettofoni. Valori e sentimenti che trovano la loro più perfetta rappresentante, nella riduzione teatrale, in Beatrice, nomen-omen benefattrice ed emissaria della provvidenza divina, molto diversa dalla delicata e patita protagonista del romanzo, lì dall’anima “sensitiva” (e si direbbe quasi personaggio passivo, oggetto di azioni più che agente) qui maggiormente solare.

Ugualmente lineare è la riduzione delisiana Il mio cadavere. Dramma diviso in un prologo, tre parti, e sei quadri (Napoli, Fernandes, 1856), tratta dall’omonimo romanzo goticheggiante ed incentrato sulle vicende dell’ambizioso pianista Daniele Fritzheim (1851-52). De Lise, nel suo dramma andato in scena al Teatro Fenice il 29 gennaio 1853, scarnifica, in alcuni passaggi modifica l’originale mastrianesco e approda – come per un riposto desiderio di originalità – ad un diverso finale, evitando la morte in scena del protagonista, cinico parricida, che viene riscattato dalla lacrima del pentimento, «spremuta dalla mano della misericordia di Dio». Conservato è il coté evangelico di Mastriani, l'esaltazione dell’onestà morale, soprattutto del rispetto familiare e della gratitudine. Il testo delisiano risulta interessante per la parodia che ne fu tratta ad opera di Giacomo Marulli per la Compagnia Petito: Il mio cadavere ossia Nu muorto che non è muorto. Parodia in due atti con Pulcinella ballerino di rango francese e spaventato da nu muorto che non è muorto, andata in scena al San Carlino il 19 febbraio 1853 e pubblicata in seguito nel 1897. Al Marulli sono del resto da ascrivere anche altre riduzioni sancarliniane : l’ancora introvabile La bella ’mbriana a lo Burgo de Lorito (da La comare di Borgo Loreto) e Federico Lennois (1852-53), attualmente allo stato manoscritto.

  1. Mastriani e il Teatro San Ferdinando

Nel maggio 1925, su iniziativa del quotidiano «Il Mezzogiorno» e al fine di rendere memoria alla “popolarità” di Mastriani, dei suoi romanzi come delle numerose opere teatrali da essi tratte, fu murata una targa sulla facciata del Teatro San Ferdinando di Napoli, le cui parole furono dettate da Giovanni Bovio e per la quale Saverio Gatto scolpì anche la figura dello scrittore. Il discorso commemorativo fu letto, nell’occasione, da Libero Bovio: «Curò le ultime bozze e chinò il capo sugli scritti. Fu la individuazione di questo popolo napolitano: lavorare e sognare, soffrire pazientemente e morire. S’intendevano l’un l’altro: egli aveva visitato l’ultimo tugurio, e il popolo si riconosceva in lui. In altro paese sarebbe divenuto ricco; ma l’Italia, povera come lui, non merita rimprovero».

Il Teatro San Ferdinando (costruito nel 1791 per volere di Ferdinando IV di Borbone), ancor prima di legarsi indissolubilmente al nome di Eduardo De Filippo, attraversò nel corso dell’Ottocento alterne fasi storico-culturali, avviandosi al successo solo a partire dagli anni Ottanta quando iniziò a calcare le sue scene la Compagnia dell'istrionico Federico Stella alimentata dalla inesauribile penna di Eduardo Minichini. Il variegato repertorio (dalla tragedia alla commedia, dal dramma al vaudeville) vedeva Stella interpretare ruoli diversificati («Quale parte non ho sostenuto io? Il Pulcinella, il guappo napoletano, l’amoroso, il brillante, il caratterista comico, il padre nobile, l’attrezzista, il trovarobe… e anche la parte di prima donna…»), non ultimo quello del protagonista ne La cieca di Sorrento del De Lise, testo preferenziale per le serate di esordio.  Emblema del cosidetto "teatro di Basso Romanticismo" la Compagnia Stella basava la sua forza sulla triangolazione in scena tra l'uomo d'onore (Stella), l'infame (Giuseppe Pironi) e la bella perseguitata (Annetta Lazzari) e non fu esente dagli strali della critica. L’accusa rivolta alla Compagnia, all’«infranciosatura brutale» dei suoi «drammoni truculenti», vero e proprio «Grand-Guignol napoletano», derivava dalla scelta di portare in scena drammi a sfondo camorristico che preoccupavano non poco le autorità pubbliche. Il repertorio più spiccatamente “camorristico” aveva per autore Eduardo Minichini, «riduttore, rabberciatore, “cuciniere” straordinario [che] si occupò di tutto, dalla tragedia al dramma storico, dal dramma “larmoyant” alla commedia di carattere, dalla farsa pulcinellesca alla “pochade” scarpettiana». Minichini, i cui titoli camorristici vanno da Il capo della camorra a Tore 'e Criscienzo a I figli della camorra - per citarne solo alcuni -, ridusse del Mastriani Fior d'arancio, La jena delle Fontanelle e La pettinatrice di San Giovanni a Carbonara, allestendo per Federico Stella anche gli impegnativi adattamenti teatrali de I vermi e de Le ombre.

Le pagine della “trilogia socialista” di Mastriani, costituita da I vermi. Studi storici su le classi pericolose in Napoli (1863-64), Le ombre: lavoro e miseria (1867) e I misteri di Napoli. Studi storico-sociali (1869-70), un vero e proprio «gigantesco catasto del male» creato al solo scopo di «smascherarlo per combatterlo, per porvi alfine rimedio», offrono della camorra «la più eloquente e minuziosa illustrazione che mai ne sia stata fatta», «una vera e propria enciclopedia», «un centone antropologico-linguistico» (A. Palermo).

Le riduzioni manoscritte de I vermi e de Le ombre attualmente reperibili, in parte anonime, in parte riconducibili alla penna di  Minichini e in parte attribuibili a Ambrogio Bottini, attore-autore della Compagnia Stella, lasciano ampio spazio alla messa in scena di voci gergali, regole e consuetudini della società camorristica ottocentesca, delle ipocrite trame della camorra “elegante” e delle losche azioni della camorra “bassa”, della condanna ferma dello sfruttamento del lavoro femminile.

 

 

Opere teatrali

  • Vito Bergamaschi. Dramma in quattro parti. Originale italiano de’ signori Rubino e Mastriani. Scritto per concorso (Napoli, Tip. Seguin, 1844), andato in scena il 25 agosto 1840 al Teatro Fiorentini  di Napoli.

  • Biancolelli, (testo non recuperabile), andato in scena il 20 gennaio 1841 al Teatro Fiorentini di Napoli.

  • L'Olimpiade. Dramma storico, «Il Sibilo», II, 27-29, 3-17 luglio 1845.

  • Il non plus ultra ovvero Non ci è caso!, (testo non recuperabile), andato in scena il 9 gennaio 1846 al Teatro Fiorentini di Napoli.

  • Le assicurazioni sulla vita umana, (testo non recuperabile), andato il scena il 23 luglio 1846 al Teatro Fiorentini di Napoli.

  • Un marito di tela, (manoscritto, 1851 ca.), andato in scena il 5 giugno 1853 al Teatro San Ferdinando di Napoli.

  • Arti e mestieri. Scene di commedia, «La Rondinella», I, 44, 11 agosto, 1855.

  • L'anatema sociale, Napoli, De Angelis ("Bazar drammatico"), 1868, andato in scena il 7 luglio 1866 al Teatro Fiorentini di Napoli.

  • Un marito che non se ne incarica (cfr. Fil. Mastriani, Cenni sulla vita e sugli scritti di Francesco Mastriani, Napoli, tip. Gargiulo, 1891, p. 137).

  • Un'ora di separazione, «La Domenica», II, 20, 24 marzo 1867, pp. 156-159.

  • Vedi Napoli e poi mori, (testo non recuperabile), andato in scena il 3 luglio 1870 al Teatro San Ferdinando di Napoli (cfr. Archivio di Stato di Napoli, Prefettura 1149/140).

Riduzioni

  • Nerone in Napoli. Dramma storico in cinque atti e in versi, Napoli, De Angelis 1877, andato in scena il 18 gennaio 1877 al Teatro Rossini di Napoli.

  • Valentina. Dramma in un prologo e quattro atti, Napoli, De Angelis, 1878 (da un episodio de I vermi).

  • La Comare di Borgo Loreto, (testo non recuperabile), andato in scena presumibilmente il 13 gennaio 1855 (ma certamente nel marzo 1855) al Teatro Fenice di Napoli (cfr. G. Algranati, Un romanziere popolare a Napoli. Francesco Mastriani, Napoli, Morano, 1914, p. 18).

  • Il Conte di Castelmoresco, (testo non recuperabile), andato in scena il 24 febbraio 1856 al Teatro Sebeto di Napoli (cfr. ibidem).

  • Una postilla testamentaria, (testo non recuperabile), rappresentato nel settembre-ottobre 1857 in casa del Barone Proto-Cecconi (tratto dalla novella Ludovica).

  • La poltrona del diavolo, (testo non recuperabile), andato in scena il 14 marzo 1863 al Teatro Fenice di Napoli.

 Altre riduzioni (edite)

  • Luigi De Lise, La cieca di Sorrento. Dramma diviso in un prologo e due parti in sei quadri, Napoli, Fernandes, 1856.

  • Luigi De Lise, Il mio cadavere . Dramma diviso in un prologo, tre parti e sei quadri, Napoli, Fernandes, 1856.

  • Franco Auteri, Le lotte del cuore, Catania, Galatola, 1871 (tratto da Una martire).

  • Federico Mastriani, Il segreto della cieca di Sorrento. Dramma in un prologo e quattro atti, Napoli, De Angelis, 1878 (tratto da La contessa di Montes).

  • Giacomo Marulli, Il mio cadavere ossia Nu muorto che non è muorto [...], Napoli, Abbatino, 1897.

  • Tommaso Pironti, I vermi o La malavita napoletana, Napoli, Pironti, 1917.

Bibliografia (essenziale)*

 

Fil. Mastriani, Cenni sulla vita e sugli scritti di Francesco Mastriani, Napoli, tip. Gargiulo, 1891;

G. Algranati, Un romanziere popolare a Napoli. Francesco Mastriani, Napoli, Morano, 1914;

V. Viviani, Storia del teatro napoletano, Napoli, Guida, 1969;

A. Palermo, Da Mastriani a Viviani. Per una storia della letteratura a Napoli fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori, 1972 (poi 1987);

D. Rea, Le illuminazioni di Mastriani, (I ed. Fate bene alle anime del Purgatorio, 1977), ora in Id., Opere, a cura e con un saggio introduttivo di F. Durante e uno scritto di F. Guarini, Milano, Mondadori (I Meridiani), 2005, pp. 1149-72;

A. Di Filippo, Lo scacco e la ragione. Gruppi intellettuali, giornali e romanzi nella Napoli dell’800. Mastriani, Lecce, Milella, 1987;

T. Scappaticci, Il romanzo d’appendice e la critica, Cassino, Garigliano, 1992;

Id., Tra orrore gotico e impegno sociale. La narrativa di Francesco Mastriani, Cassino, Garigliano, 1992;

L. Palma, Un pubblico non napoletano per Mastriani. Note bibliografiche su alcuni periodici di età preunitaria, «Esperienze letterarie», 2003, 2, pp. 89-92;

E. Osterhus-Shadman, «[…] quelque chose comme un socialiste chrétien». I Vermi di Mastriani tra illuminismo e religiosità, «Critica Letteraria», 2005, 2, pp. 319-46;

F. Guardiani, Le forme del romanzo di Francesco Mastriani, «Critica Letteraria», 2007, 1, pp. 95-113;

P. Sabbatino, «Ritrarre dal vero» la città e la camorra (1861-1869). Villari, Monnier, Mastriani e Imbriani, in Id., Le città indistricabili. Nel ventre di Napoli da Villari ai De Filippo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2007, pp. 17-65.

 

* Per più ampi approfondimenti sul tema, si consenta il rimando a

C.A. Addesso, Francesco Mastriani a teatro, Napoli, Fridericiana Editrice Universitaria, 2009.