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Ultimo aggiornamento : 19/08/2009

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Immagini di Pompei nella letteratura italiana da Renato Fucini a Eduardo De Filippo

 (di Pasquale Sabbatino)

   

Una prima e parziale indagine sulle immagini di Pompei nella letteratura offre numerose tessere utili da studiare in vista del futuro e auspicabile allestimento  di un atlante storico-critico delle diverse letture e dei molteplici racconti della città.

La scelta, voluta dal comitato scientifico del convegno In viaggio a Pompei. Scrittori, artisti e giornalisti raccontano la città 1861-2009 (Pompei, 27-28 marzo 2009), di partire dall’Unità d’Italia è sostanzialmente strategica, sia in vista dell’imminente 150° anniversario, sia perché dagli anni Settanta dell’Ottocento accanto al polo archeologico della città antica, di cui la letteratura italiana ed europea dal Settecento a oggi continua a nutrirsi, nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al Santuario, che alcuni giornalisti e scrittori incominciano a guardare con interesse. Al flusso dei viaggiatori e dei turisti si affianca il flusso dei pellegrini, provenienti prima dal Mezzogiorno d’Italia e poi da ogni parte del mondo, e se talvolta il ruolo del turista e quello del pellegrino restano separati, talaltra si intrecciano.

Nella primavera del 1877 giunse a Napoli il toscano Renato Fucini (pseudonimo di Neri Tanfucio)  con un bagaglio di letture già fatte e altre ne aggiunse con il suggerimento di Giustino Fortunato. Visitò Napoli a occhio nudo, secondo la metodologia dei pittori macchiaioli, e fermò con la scrittura i colori e le ombre delle immagini.  Napoli gli apparve infestata dalla camorra, così come aveva denunciato Pasquale Villari, il quale nelle Lettere meridionali (scritte singolarmente nel 1875 e poi raccolte in volume nel 1878) mette il dito sulle piaghe della camorra e del brigantaggio. Sono pagine utili per capire la condizione, nell’hinterland napoletano e durante gli anni Settanta, di Valle di Pompei infestata dai briganti, come racconterà successivamente Bartolo Longo.

Nella terza lettera (datata 11 maggio 1877) del romanzo epistolare Napoli a occhio nudo (1878), Fucini narra il suo viaggio in treno da Napoli a Castellammare e da qui in carrozza a Sorrento, per poi tornare indietro e visitare la «morta città» di Pompei, che come la bella addormentata si risveglia all’arrivo del principe-visitatore.

Lasciata la città antica, Fucini si recò alla «stazione della strada ferrata», nei pressi degli scavi archeologici (la nuova stazione nei pressi del Santuario sarà costruita nel 1884), e lì incontrò «una numerosa comitiva dei soliti pellegrini» che «faceva un baccano diabolico». La presenza di pellegrini è una spia preziosa della nuova realtà che da qualche anno stava sorgendo a Pompei. A questa altezza cronologica, infatti, l’opera di Bartolo Longo è appena agli inizi e il polo religioso è solo un embrione (la tela della Madonna del Rosario fu portata a Pompei la sera del 13 novembre 1875, l’8 maggio 1876 fu posta la prima pietra della chiesa e circolavano sempre più le voci dei primi miracoli).

Negli anni Ottanta dell’Ottocento la nuova Pompei cresce sempre più e all’inizio degli anni Novanta è già una realtà che si impone come centro di civiltà e di arte, secondo la testimonianza della Guida generale di Napoli, Pompei – Ercolano – Pesto – Stabia (1892) di Salvatore Di Giacomo e Luigi Conforti. Da allora anche il polo religioso entra nella letteratura, come dimostrano Matilde Serao e Eduardo De Filippo.

Serao ambienta le scene iniziali del romanzo psicologico-mondano Addio, amore (1890) nel sito archeologico e descrive la devozione alla Madonna di Pompei sia nei ricordi di viaggio Nel paese di Gesù (1900), sia nel romanzo breve Storia di due anime (1904). Inoltre Serao è una scrittrice molta attenta ai problemi sociali di Napoli e  all’estensione del fenomeno della malavita organizzata, con l’arruolamento dei figli dei malavitosi incarcerati nella società camorristica. Su questo piano Serao avverte la grande novità dell’opera di Bartolo Longo, il quale sul finire dell’Ottocento costruì il fulcro della città nuova, dotandola attorno al Santuario di opere educative che svolsero un’alta funzione civile. In una breve nota, apparsa sul quotidiano «Il Mattino» del 3-4 giugno 1897, Serao descrive la cronaca di una giornata pompeiana tutta commovente, trascorsa tra il Santuario e l’Ospizio dei figli di carcerati. Pompei raccontata da Serao diviene la città della spiritualità e della civiltà, un centro permanente nel Mezzogiorno per affrontare le problematiche della gioventù e un faro per illuminare la strada del bene umano.

Eduardo De Filippo nel suo teatro dialettale fa largamente uso di una lingua teatrale vicina alla lingua reale della comunicazione. In Napoli milionaria! (1945), il protagonista Gennaro Jovine, tornato a casa dopo la seconda grande guerra, si sofferma sul  rischio che ha corso di morire sfiorato dai proiettili e sulla certezza d’essere stato miracolato grazie all’intercessione della Madonna del Rosario. Da qui il suo voto di recarsi in pellegrinaggio a Pompei: «Quanta vote aggio scanzato ‘a morte! Ama’, proprio a pelo a pelo… Io aggi’a ì a Pumpei…».

        Il voto di Gennaro Jovine alla Madonna di Pompei, l’affermazione «si ’a Madonna ce fa ’a grazia», il nome della figlia (Maria Rosaria)  sono solo alcuni segnali della grande devozione mariana del protagonista eduardiano. Su questo piano Gennaro Jovine rappresenta il legame che nel tempo si è sempre più consolidato tra Napoli e la nuova Pompei, meta vicina e ambita di pellegrinaggio. La Madonna assume sempre più un ruolo centrale nell’immaginario religioso dei napoletani, che vedono nella Madonna di Pompei la Madonna dei napoletani fuori Napoli, alla pari della Madonna del Carmine, la Madonna dei napoletani dentro Napoli, alla quale è stato eretto dai fedeli un altarino nel vicolo del basso di Gennaro Jovine.

La devozione mariana e il voto del pellegrinaggio a Pompei non sono dati esterni e secondari del personaggio Gennaro Jovine, ma la vera cifra interiore, che si estrinseca, come avviene nell’intera commedia, sostenendo in modo fermo il valore della famiglia, l’inutilità delle guerre, la necessaria pace universale, la fratellanza tra cristiani ed ebrei e più estesamente fra tutte le religioni del mondo.

 

 
   

(sito curato da: Cristiana Anna Addesso)